Un giorno Huineng giunse al tempio di Faxing, a Guangzhou. Lì trovò due monaci che discutevano animatamente davanti a un vessillo mosso dal vento.
Uno diceva: "Si muove il vento."
L'altro replicava: "No, si muove il vessillo."
Continuavano a disputare, ciascuno attaccato alla propria opinione.
Allora Huineng si avvicinò e disse:
"Non si muove il vento, non si muove il vessillo: si muove la vostra mente."
Questo kōan parla di vera umiltà. I due monaci non stanno cercando davvero la verità: stanno difendendo una posizione. Huineng non entra nella disputa per stabilire chi "ha ragione" sul piano dell'argomento ma sposta tutto sul punto essenziale, cioè l'attaccamento mentale che trasforma una questione in una lotta di ego.
L'umiltà, qui, non è assolutamente dire "io valgo poco", ma smettere di voler vincere con le proprie idee. Appena uno si irrigidisce nel dire "io ho la verità", spesso sta solo mostrando che la sua mente è già agitata, presa dal bisogno di affermarsi. Il punto è proprio che non bisogna fermarsi alle apparenze esterne, ma tornare alla mente che produce le distinzioni. Si insiste sul passaggio dal semplice "capire a parole" al vero "comprendere col cuore e con la pratica".
In forma essenziale, il racconto dice che chi possiede davvero umiltà non si affretta a proclamare di possedere la verità.